Pubblicato il breafing dell’Agenzia europea dell’ambiente sui modelli di business circolari in Europa

Lo scorso 28 Gennaio è stato pubblicato il breafing “A framework for enabling circular business models in Europe” (Un quadro per l’abilitazione dei modelli di business circolari in Europa)“ dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), che identifica le azioni che possono essere intraprese per attuare efficacemente modelli di business circolari.
Secondo quanto emerge dal Rapporto, il raggiungimento degli obiettivi dell’economia circolare quali il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio, richiede innovazione del modello di business utilizzato, innovazione tecnologica e innovazione sociale, nonché l’adozione di nuovi comportamenti individuali e collettivi per un miglior utilizzo delle risorse. 
In questo processo di trasformazione circolare, l’Agenzia europea dell’ambiente ritiene che un ruolo chiave debba essere affidato ai decisori politici, definiti “attivatori” per il loro compito di supportare l’innovazione del modello di business fornendo leggi e regolamenti adeguati, sostegno finanziario, incentivi economici e altre politiche per consentire modelli di business circolari di successo. 
La relazione dell’EEA, riassume il percorso per raggiungere obiettivi circolari in ciascuna fase del ciclo di vita del prodotto. 

In particolare evidenzia come, nella fase di progettazione, il design circolare rappresenti un fattore chiave per l'implementazione di obiettivi dell’economia circolare. Il design dei prodotti determina infatti il loro potenziale di riduzione, riutilizzo, rigenerazione o riciclaggio dei materiali. 
Secondo lo studio, nella fase di produzione e distribuzione, risulta invece necessaria un'innovazione più radicale per ottenere il disaccoppiamento dell'uso delle risorse naturali e degli impatti ambientali dalla crescita economica. 
Dopo l’ecodesign e la produzione, la realizzazione degli obiettivi circolari avviene anche nella fase dell’utilizzo del prodotto. Un utilizzo più longevo, il ricorso alla riparazione, il passaggio dalla proprietà a pratiche incentrate sulla disponibilità condivisa del bene, sono tutti elementi che contribuiscono a definire il concetto di circolarità. 
La fase del fine vita, risulta fondamentale per consentire il riutilizzo e la rigenerazione. A questo proposito, il rapporto evoca la necessità di un sistema di raccolta che garantisca la possibilità di riutilizzare i prodotti e loro parti, anche incentivando con sconti la restituzione dei prodotti vecchi. 
Lo studio dell’EEA, infine, utilizzando il settore tessile come caso di studio per approfondire le caratteristiche e potenzialità di un modello di business circolare, individua quattro principali tipi di modelli:

  • longevità: vendita di prodotti più duraturi, ad esempio usando materiali robusti e di alta qualità e un design che ne consenta la riparazione;
  • disponibilità del bene: soluzioni di utilizzo basate su noleggio e leasing o sulla condivisione: i prodotti tessili rimangono di proprietà dell’azienda che gestisce il sistema, mentre il cliente paga per utilizzarli;
  • raccolta e rivendita: modelli di business legati alla rivendita, concentrandosi sull’estensione della vita utile dei tessuti oltre il primo utente;
  • riciclaggio e riutilizzo: modello basato sulla chiusura del ciclo per i tessili, trasformando i rifiuti tessili in materie prime per nuove catene di produzione.
     
Quadro analitico AEA
Figura 1: Quadro analitico AEA

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