LOGO LIFE

Progetto FAGUS

Logo LIFE FAGUS
Life FAGUS - Buone Pratiche per coniugare uso e sostenibilità delle Foreste dell’Appennino (Forests of the Apennines: Good practices to coniugate Use and Sustainability)
Descrizione

Le faggete appenniniche italiane per la maggior parte sono caratterizzate da un’elevata omogeneità composizionale e molte di esse sono tendenzialmente monospecifiche e coetanee. Le pratiche di gestione fino ad oggi utilizzate hanno contribuito a limitare la presenza di specie arboree diverse dal faggio e a privilegiare una sostanziale omogeneità di struttura.  Gli habitat 9210* (Faggeti degli Appennini con Tasso e Agrifoglio) e 9220* (Faggeti degli Appennini con Abete Bianco e faggete con Abete di Nebrodi) inclusi nell’Allegato I della Direttiva Habitat (92/43/CEE) sono caratterizzati proprio da specie arboree quali tasso, agrifoglio e abete bianco che oggi risultano relativamente rare nelle faggete appenniniche. La gestione tradizionale e la generale omogeneità delle faggete appenniniche hanno portato a condizioni di semplificazione strutturale e compositiva dei boschi, con ripercussioni negative sulla biodiversità, in particolare su specie appartenenti a gruppi tassonomici quali coleotteri saproxilici, funghi saproxilici ed epigei, piante vascolari, licheni, uccelli, che risentono dell’assenza di legno morto, di alberi senescenti e della generale omogeneità di struttura.
In Italia i parchi nazionali rappresentano contesti operativi ideali per la sperimentazione di interventi selvicolturali mirati ad accelerare i processi di diversificazione strutturale e compositiva di questi habitat e garantire, al contempo, un uso sostenibile dei sistemi forestali. Per tale ragione, il progetto LIFE Fagus ha sperimentato strategie di gestione in grado di integrare la conservazione degli habitat forestali prioritari 9210* e 9220* con l’uso sostenibile delle risorse (forestali) da parte delle comunità locali. Il progetto è stato svolto su due parchi nazionali italiani, il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni (PNCVD) e il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (PNGSML). Gli interventi svolti hanno interessato sei differenti aree, distribuite su tre Siti di Interesse Comunitario (SIC), due nel Parco del Cilento (“Monti Alburni ‐ IT8050033”; “Motola ‐ IT8050028”) e uno nel Parco del Gran Sasso (“Gran Sasso ‐ IT711020”) per una superficie complessiva di circa 70 ha. 
 

Immagine natura 3
    Obiettivi

    Il progetto ha realizzato interventi selvicolturali che, oltre a fornire assortimenti legnosi per le comunità locali, hanno favorito, attraverso l’aumento dell’eterogeneità strutturale dei boschi, l’aumento della diversità biologica di alcuni gruppi di organismi quali coleotteri saproxilici, funghi saproxilici, piante vascolari, licheni e uccelli. In particolare, il progetto ha adottato un approccio multi-tassonomico attraverso la raccolta dei dati sui diversi gruppi tassonomici al fine di valutare la loro risposta alle azioni concrete di conservazione. 

    Fasi del Progetto

    Il progetto è stato caratterizzato da diverse fasi, quali:

    • Analisi dei livelli di diversità biologica per le piante vascolari, licheni epifiti, funghi saproxylici, coleotteri saproxylici e uccelli mediante il monitoraggio ex-ante che ha valutato lo stato originario dei luoghi e, successivamente, ha permesso di valutare l’efficacia delle azioni concrete sulla biodiversità di alcuni taxa di interesse conservazionistico. Per tale analisi è stato adottato un protocollo sperimentale con approccio BACI (Before/After; Control/Intervention) basato sulla comparazione, prima e dopo gli interventi, tra le aree soggette alle azioni concrete (aree intervention – I) e altre lasciate nel loro status originario (aree control - C). Sono state inoltre individuate delle aree reference (R), ossia delle aree con struttura forestale e diversità tassonomica considerate di riferimento verso cui ricondurre il bosco per mezzo delle azioni concrete. 
    • Valutazione della struttura delle foreste compiuta misurando in aree di ‘saggio campione’ gli attributi dendrometrici più utili ad elaborare variabili e indici descrittivi dei caratteri strutturali dei popolamenti. Il punto centrale di ciascuna area di saggio è stato rilevato con l’ausilio di un GPS a precisione sub-metrica che ha permesso di realizzare, in ambiente GIS, un Geo-database associando a ciascun punto di campionamento gli attributi strutturali della foresta.  Successivamente questi dati sono stati integrati in un unico database con gli attributi di diversità biologica.  
    • Definizione dei progetti per le azioni concrete. Sono state individuate sei aree, tre in ogni Parco, e per ciascuna area è stato elaborato un progetto d’intervento selvicolturale. Al fine di ottenere le necessarie autorizzazioni per la realizzazione degli interventi previsti, sono stati predisposti i relativi progetti preliminari con le linee guida di gestione sostenibile per gli habitat prioritari e, in base all’articolo 6 della Direttiva Habitat (92/43/CE), è stata realizzata la Valutazione di Incidenza Ambientale, conclusa con parere favorevole alla concessione dell’autorizzazione degli interventi. 
    • Promozione della rinnovazione delle specie obiettivo (Tasso, Agrifoglio e Abete Bianco) che caratterizzano gli habitat 9210* e 9220* attraverso i seguenti interventi:
      • abbattimento selettivo di singoli alberi o di gruppo di 2-4 alberi di diametro a petto d’uomo non superiore ai 60 cm per creare aperture di buche di piccole dimensioni (tra 40 e 100 m2) nella copertura superiore della faggeta. Queste aperture hanno permesso di favorire e liberare i singoli individui o piccoli gruppi di rinnovazione già presenti nello strato inferiore appartenenti alle specie target degli habitat 9210* e 9220* e favorire l’insediamento di nuove coorti di faggio, o di latifoglie più tolleranti in condizioni di maggiore illuminazione del sottobosco (aceri, ciliegio, salicone);
      • esecuzione di interventi selettivi a carattere quantitativo e qualitativo in gruppi di rinnovazione dove il faggio era pienamente affermato o su ceppaie di tasso sulle quali era stato previsto il rilascio di uno o due polloni tra quelli maggiormente sviluppati;
      • realizzazione di recinzioni finalizzate alla protezione del soprassuolo dal pascolo e dal calpestio di animali selvatici e domestici in alcune piccole superfici in corrispondenza delle aree di saggio soggette ad intervento selvicolturale e di quelle lasciate alla libera evoluzione. In questo modo è stato possibile verificare l’eventuale incidenza del pascolo sullo sviluppo della rinnovazione delle specie obiettivo.
    • Aumento dei livelli di diversità delle piante vascolari del sottobosco e dei licheni epifiti mediante l’abbattimento dei fusti prescelti e la creazione di aree aperte nella copertura arborea della faggeta di estensioni variabili tra i 150-300 m2 e 300-500 m2.  Queste dimensioni hanno permesso di creare condizioni di illuminazione atte a favorire la diversità lichenica e l’insediamento della flora vascolare che, con le proprie fioriture, costituisce un’importante risorsa trofica per gli stadi adulti di insetti saproxilici. La creazione, infatti, di aree aperte tra 100 e 400 m2 e il rilascio sul terreno di tutti gli alberi abbattuti ha creato necromassa a terra funzionale ad aumentare la presenza degli insetti saproxilici e di altri taxa.  Inoltre, la depezzatura di tutti i fusti abbattuti con diametro compreso tra 10 e 30 cm, in 2-3 sezioni ha permesso di velocizzare il processo di decomposizione dei tessuti legnosi. Ed infine, il materiale legnoso di medie e piccole dimensioni ricavato dal taglio è stato in parte accatastato per creare delle strutture-rifugio per la micro fauna (micromammiferi e uccelli). 
    • Aumento della diversità degli organismi saproxilici e quindi, aumento del livello di diversità biologica dei gruppi tassonomici correlati alla presenza del legno morto attraverso interventi specifici, quali:
      • alberi morti in piedi ottenuti mediante un’azione di doppia cercinatura;
      • fusti spezzati a un’altezza di 3-4 metri e successiva doppia cercinatura;
      • alberi sradicati mediante impiego di un verricello;
      • alberi morti pendenti, ottenuti con sradicamento del parziale del fusto, appoggiati su alberi vicini e successivamente devitalizzati tramite doppia cercinatura alla base.
    • Aumento della diversità di uccelli che usano alberi morti e senescenti come componente del loro habitat attraverso:
      • Fori nel tronco come siti di nidificazione (nest holes) e catini alla base del tronco (basal slits) mediante apertura di una serie di tasche alla base del fusto, disposte in successione verticale, inclinate in modo da favorire il ristagno idrico e, quindi, l’innesco di processi di marcescenza e la formazione di aree basali a marciume molle;
      • Cavità interne (den trees) intagliate su alberi vivi mediante asportazione di un tassello di circa 15x15 cm di legno e corteccia alla base del fusto. 
         
    Risultati Raggiunti

    I principali risultati raggiunti dal progetto sono stati:

    • La Relazione Scientifica finale caratterizzata dai protocolli di rilievo utilizzati nel corso dell’azione per i diversi gruppi tassonomici e i dati di ricchezza di specie per ciascuna area di monitoraggio sia come ricchezza totale che di ciascun gruppo tassonomico. La relazione illustra per ciascuna delle 6 aree di intervento la composizione specifica per ciascuno dei gruppi tassonomici rilevati. 
    • La costruzione di un Geo-database di dati strutturali e di diversità biologica che raccoglie tutte le informazioni tassonomiche, strutturali e geografiche delle aree forestali. In particolare, il geodatabase è stato utile sia per le azioni di monitoraggio ex-post che per le azioni di disseminazione scientifica dei risultati.
    • I principali contenuti della progettazione preliminare ed esecutiva degli interventi selvicolturali sono confluiti nel “Manuale di buone pratiche per la gestione degli habitat 9210* e 9220*"
    • La realizzazione di interventi di diradamento nei 6 lotti funzionali, per una superficie complessiva di 66 ettari equamente distribuiti sui due Parchi.
    • Dal diradamento del Parco del Cilento sono stati ricavati circa 2100,75 m3 di legna che è stata distribuita alle comunità locali dei Comuni di Ottati (SA) e Corleto Monforte (SA). Mentre, per il Parco del Gran Sasso il legname esboscato di circa 1545 m3 è stato consegnato alle Amministrazioni per i Beni di Uso Civico di Pietracamela, Amministrazione per i Beni di Uso Civico di Intermesoli e Regione Abruzzo – UTB/CFS per la distribuzione ai residenti.
    • La Realizzazione di recinzioni di protezione per le aree di monitoraggio per un totale di circa 15.000 m2 nel PNGSML.
    • Scoperta di un esemplare femmina di Rosalia alpina* (specie prioritaria della Direttiva Habitat) che avrà (probabilmente) utilizzato la necromassa prodotta dagli interventi del progetto per l’ovodeposizione. 
    • Nei due parchi sono stati lavorati 193 fusti di faggio per la realizzazione delle seguenti tipologia di necromassa:
      • 78 alberi morti in piedi (standing dead trees);
      • 22 alberi morti pendenti (leaning dead trees);
      • 63 fusti spezzati a terra e in piedi (snags);
      • 30 alberi sradicati (uprooted trees).
    • Nei due parchi sono stati lavorati complessivamente 251 fusti di faggio per la realizzazione delle seguenti tipologie di alberi senescenti o morti:
      • 76 catini basali (basal slits);
      • 63 cavità interne (den trees);
      • 85 cavità di nidificazione (nest holes);
      • 27 “basal slits” e “nest holes”.
    • Avvio di un percorso partecipativo con le comunità locali che ha portato alla redazione del “Contratto di Comunità” per la gestione sostenibile delle foreste promosso dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il percorso ha incluso sia aspetti legati alla gestione forestale che alla cultura e all’economia delle comunità locali (es. regolamenti Amministrazioni Separate per i Beni di Uso Civico, prelievo del legno morto, limitazione del pascolo in bosco, sorveglianza contro atti illegali) che ha portato all’adesione della comunità locale al Patto di Comunità e alla realizzazione di una Mappa di Comunità 
    • La realizzazione di corsi di formazione e aggiornamento professionale alle ditte forestali locali in materia di abbattimento ed esbosco con tecniche a ridotto impatto ambientale (abbattimento direzionato, esbosco con trattore agricolo, verricello forestale e scudo) e di realizzazione di alberi habitat attraverso tecniche di tree climbing. 
    Geolocalizzazione
    Acronimo
    FAGUS
    Protocollo
    LIFE11 NAT/IT/000135
    Programma di riferimento
    Beneficiario coordinatore
    Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni
    Contatti
    Dott. Romano Gregorio
    Budget
    1.244.038
    Contributo EU
    851.450
    Anno Call
    2011
    Anno di inizio
    2012
    Anno di chiusura
    2017
    Sede del Beneficiario

    Piazza Santa Caterina 8
    84078 Vallo della Lucania SA
    Italia

    Regione
    Descrizione Area

    Regione Campania (SIC del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni) – Regione Abruzzo (SIC del Parco Nazionale del Gran Sasso, Monti della Laga)